È primavera

 

Dopo il lungo inverno in cui la natura era andata in letargo arriva il momento nel quale torna alla vita dando inizio a un nuovo ciclo


di Gioia Croci

 


Per tutta la durata dell’inverno era sembrato che la vita si fosse fermata. Si fosse presa una pausa. Fosse caduta in letargo, come un orso bruno o una marmotta. Ma letargo non significa FINE. È una strategia di sopravvivenza che abbassa al minimo tutti i consumi energetici e favorisce il riposo in vista di un nuovo ciclo di attività.
Per questo tutto sembrava coperto, ormai per sempre, da un velo sfumato di grigio, ruggine, marrone in varie tonalità e da un vago profumo di muschio umido. Ma l’intelligenza della natura stava solo ritirando all’interno l’energia di ogni creatura vegetale, dal ciuffo di mentuccia alle grandi querce: ciò che è prezioso e vitale và custodito! E allora gli alberi hanno lasciato cadere le foglie come monete d’oro zecchino, le piante annuali – al termine del loro ciclo vegetativo – sono appassite in silenzio e si sono coricate sul terreno liberando i semi dei loro fiori che torneranno a germogliare nel tempo adatto, schiudendosi al bacio di un sole ora in esilio. La linfa è stata risucchiata dai rami verso l’interno, nei tronchi e nelle radici che la proteggono dal gelo, e sta raccolta in una sorta di sacro silenzio meditativo. Tutto è tornato in uno stato di grande austerità, abitato solo dalle voci di mille uccellini nascosti nei cespugli bassi: questo canto così variato che non riusciamo a tradurre manda un messaggio criptato, una profezia di nuova vita in arrivo … L’uomo si copre, trascorre più tempo in casa, può godere di un po’ di silenzio e di introspezione, guarda il cielo notturno mai stato tanto limpido con meraviglia e una domanda inespressa nel cuore: cosa stiamo aspettando insieme alle stelle chiare? Di cosa abbiamo nostalgia? Della vita, della luce, dello splendore, dei colori e delle forme, del profumo, di un nuovo inizio!Così pian piano i cieli imbronciati di grigio, lasciano apparire spazi di azzurro, il vento allontana le nuvole, la terra ghiacciata si ammorbidisce e si colora di margherite e violette selvatiche che splendono occhieggiando in un nuovo tappeto verde. Chi le avrà seminate? È opera dell’uomo o forse di un misterioso Seminatore? Chi sa?

«... Come un uomo che getta il seme sul terreno: dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce.
Come, egli stesso non lo sa.
Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga,
poi il chicco pieno nella spiga ...»
(Mc 4, 26-30)

E, dopo i primi fiorellini di campo, a cascata il risveglio delle primule, delle rose di tulipani, camelie, narcisi, gardenie, mimose, giacinti, alberi da frutto che diventano nuvole di rosa e di bianco e profumano l’aria fino a stordire, glicini, gelsomini, fiorellini sconosciuti ... c’è posto per tutti!
Chi guarda, resta senza fiato: ci si commuove davanti a tanta bellezza gratuita e innocente, che è lì per tutti: uomini, uccelli, lucertolone ...
È la vita che di nuovo ritorna e risplende e consola e cura l’anima e la disseta di acqua sorgente.
È un nuovo ciclo.
Ci sentiamo rinascere, risorgere: così, anche gli equilibri del cuore tendono ad allungare il giorno dei sentimenti, nuova energia di nascita e creazione fluisce intorno a noi, e dentro - ed è bene non farsela sfuggire, che ci metterà un anno a tornare. Forse è il momento più sacro e tenero dell’immortale ciclo delle stagioni, l’occasione del riscatto e della palingenesi.*
Osservando l’alternarsi delle stagioni, è facile pensare ai tre GUNA Sattwa, Rajas e Tamas, cioè le qualità ultime della Materia (Prakrti).
Secondo la visione del Samkhya, fra ciò che noi chiamiamo “materia” e ciò che definiamo “mente” non c’è differenza di qualità, ma soltanto di quantità, di grado. Con la teoria dei guna, il Samkhya riesce a dare una spiegazione teorica di come ciò sia possibile: nei fenomeni materiali prevale tamas, mentre in quelli mentali a prevalere è sattva. Insieme alla terza componente, rajas, il differente combinarsi di queste tre qualità determina quindi ogni particolare della manifestazione.
Ci si potrebbe chiedere perché postulare comunque una presenza di sattwa nel mondo materiale, e una presenza, seppur minima, di tamas nel mondo mentale; o in altre parole, come sia possibile che nella materia si trovi qualcosa che è caratteristico della mente e viceversa.
Questa compenetrazione è però, nel Samkhya, proprio la dimostrazione evidente che le cose stanno così: non sarebbe altrimenti possibile l’interazione tra un fenomeno e un altro, fra il materiale e mentale; non sarebbe possibile, in ultima analisi, per la mente conoscere la materia, né per la materia essere conosciuta. Ciò che noi conosciamo non sono idee, ma cose, e una cosa può essere conosciuta soltanto se sussiste un’affinità fra chi conosce e ciò che è conosciuto.**
Dunque le progressive trasformazioni di una stagione in un’altra, potremmo interpretarle come il risultato di una continua variazione di prevalenza di un Guna sugli altri.
Per questo motivo l’Autunno e la Primavera rappresenterebbero momenti di equilibrio sattwico (cfr. equinozi):
il primo andrà incontro al Tamas dell’inverno, il secondo verso il Rajas dell’estate.
Come le stagioni anche noi continuamente cambiamo e cresciamo e sviluppiamo la nostra consapevolezza nel “qui ed ora”: una finalità evolutiva sottende ogni vita.
Ma tutto ciò che è stato non è scomparso: è divenuto la profondissima radice di ciò che ora siamo!
Lo esprime in modo sublime il grande poeta e mistico persiano Jalal al-Din Rumi (XIII secolo):

Cominciammo sotto forma di minerali,
emergemmo alla vita vegetale,
quindi allo stato animale,
e infine fummo umani,
sempre dimentichi del nostro stato precedente,
tranne che all’inizio di primavera
quando ci sfiora il leggero ricordo
di essere già stati verdi.

(1° febbraio 2016)
* Dal web. Creative Commons
** Surendranath Dasgupta